"I Promessi Sposi secondo noi". Intervista agli Oblivion
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In occasione dello spettacolo andato in scena a Roma e della ‘Lectio dementialis’ svoltasi al Liceo Montale, Fabio Vagnarelli (al centro della foto) racconta il percorso del suo gruppo.
Siete diventati famosi per la vostra versione dei ‘Promessi Sposi in 10 minuti’. Come è nata l’idea di rivisitare i grandi classici?
“Abbiamo iniziato a fare spettacoli omaggiando il Quartetto Cetra, perché amiamo il loro modo ironico, garbato ed elegante di fare comicità. Ci siamo ispirati a Studio Uno, un programma che veniva trasmesso dalla Rai negli anni ’60 in cui si presentavano parodie dei classici della letteratura come ‘Dottor Jekyll e Mr. Hyde’ e l’Odissea, interpretati dai Cetra con la partecipazione di ospiti illustri. Umilmente gli Oblivion si sono messi a fare lo stesso lavoro, ma in chiave moderna e con un repertorio di canzoni più vasto, perché con il passare del tempo la musica italiana si è arricchita di altri successi. Abbiamo adattato i tempi della parodia alla frenesia del mondo moderno: non più un’ora come si usava una volta, ma 10 minuti”.
Come lavorate per realizzare la sintesi e la parodia delle opere letterarie?
“L’idea parte dal gruppo, ma chi scrive i testi sono Lorenzo Scuda e Davide Calabrese, mentre le musiche e gli arrangiamenti sono curati dal Maestro Lorenzo Scuda. Dopo la stesura della prima bozza, iniziamo a lavorare tutti insieme montando lo spettacolo, pensando ai costumi e alle scenografie. Il lavoro è piuttosto lungo”.
Di che tipo è la vostra formazione?
“Varia, veniamo tutti dal mondo del musical e ci siamo trovati intorno a questa passione comune. Lorenzo Scuda è un chitarrista diplomato in Conservatorio e ha studiato la musica medievale, Davide Calabrese ha fatto teatro di strada, il mangiafuoco e il mimo, io sono un cantante, Francesca Folloni è ballerina di tip tap e Graziana Borciani è una cantante e un’insegnante di canto. La formazione è varia, così come la provenienza geografica, ma il nostro comune denominatore sono il musical e la passione per il teatro”.
Cosa vi piace della parodia?
“Ci diverte il fatto di poter smontare e massacrare quelli che sono considerati i mostri sacri della letteratura. Pensiamo ai ‘Promessi Sposi’, che oltre ad essere un capolavoro della letteratura italiana costituiscono un libro di testo nelle scuole. Ci siamo impegnati ad alleggerirlo, a renderlo più divertente, simpatico e quindi più appetibile per gli studenti. Ci piace l’idea di sdrammatizzare i testi e portare Dante in prima serata su Canale 5 a ‘Zelig’ facendo ridere le persone”.
Ci puoi presentare il vostro spettacolo ‘Oblivion Show’?
“E’ un collage, un varietà ‘fuori di testa’, un circo in cui gli sketch si susseguono apparentemente senza un reale filo conduttore. In realtà il filo c’è ed è la musica. Ci sono pochi dialoghi, ma molta musica e parodie. Prendiamo le canzoni a cazzotti, ci divertiamo a massacrare la musica italiana dell’ultimo secolo in modo irriverente e divertente. Ma interpretiamo anche canzoni originali scritte appositamente per il nostro spettacolo”.

Quella di Roma al Liceo Montale non è la vostra prima iniziativa nella scuole.
“No, andiamo nelle scuole già da tempo, soprattutto dopo l’uscita del nostro libro ‘I promessi esplosi’, edito da Pendragon, una rilettura del romanzo manzoniano in cui ci siamo divertiti a snobbare Renzo e Lucia per tirare fuori dal cilindro personaggi minori come Donna Prassede e Don Ferrante, ai quali abbiamo ridato onore e gloria. E’ un libro surreale, con gli sms di Fra’ Cristoforo e tutta una serie di situazioni paradossali. Abbiamo già incontrato gli studenti del Liceo ‘Parini’ di Milano, del Liceo ‘Fermi’ di Bologna, altri incontri si sono svolti a Trieste e Torino. E’ un’iniziativa che compatibilmente alle nostre date di tournée seguiamo molto volentieri. Teniamo una vera e propria ‘lezione demenziale’ sui contenuti manzoniani che ha anche una sua struttura formativa, per esempio facciamo l’analisi delle figure retoriche contenute in un sms. I ragazzi sono contenti del fatto che parliamo nel loro linguaggio e i professori apprezzano perché avviciniamo gli studenti a letture ritenute tradizionalmente noiose. Con i ragazzi c’è molta complicità, abbiamo esperienza di insegnamento nei laboratori di musica, canto e teatro nelle scuole. E’ un feeling che ci ha portato bene, considerando che gli studenti sono stati i nostri primi utenti sul web e hanno fatto conoscere gli Oblivion al grande pubblico!”.
VALERIA GUIDOTTI











