Gisella Donati, una vita per l'insegnamento
| Rubriche - Interviste |

A tu per tu con l'autrice di 'La scuola è bella'.
Secondo la sua esperienza, quali sono i presupposti essenziali per poter fare l’insegnante?
“L’insegnamento è una professione 'nobile', un lavoro speciale che richiede delle caratteristiche e una disposizione non comuni. Il presupposto fondamentale secondo me è amare gli studenti, essere in grado di creare un rapporto colloquiale con loro. Naturalmente occorrono una buona preparazione e adeguate competenze”.
Ha fatto per molti anni la pendolare. Come incoraggia i nuovi insegnanti che devono affrontare lo stesso percorso?
“Io ha fatto la pendolare con molto entusiasmo. Viaggiare è un’ottima occasione per conoscere altre realtà. Nei centri più piccoli si lavora bene, quando si esce dalla metropoli c’è un atteggiamento diverso nei riguardi dell’insegnante, mi sembra che gli studenti siano più rispettosi. Nei paesi ci si conosce tutti, mentre la città è dispersiva e spesso gli istituti sono molto grandi. Fare il pendolare può essere scomodo e costoso, eppure si vivono delle belle esperienze”.
Ha insegnato per quarant’anni: in che cosa secondo lei è cambiata la scuola italiana?
“La società di oggi è molto più complessa, e così è diventata la scuola”.
Il rapporto insegnanti-studenti è mutato nel tempo?
“Oggi gli studenti non provano più soggezione nei confronti dei loro insegnanti, sono più disinvolti e interagiscono maggiormente. Molti ragazzi hanno problemi in famiglia e un vissuto difficile che si portano in classe. Mai come ora l’insegnante deve essere attenta a percepire i cambiamenti che ha intorno”.
Con gli anni si è modificato il rapporto tra genitori e insegnanti?
“Il genitore oggi si sente più autorizzato ad interferire nel lavoro dell’insegnante, a volte critica senza capire. Credo che sia importante, all’inizio dell’anno scolastico, essere molto chiari nello spiegare ai genitori qual è la programmazione e quali obiettivi si cercano di raggiungere. Quando i genitori si irrigidiscono bisogna agire di diplomazia. Ecco, anche questo è un presupposto importante per fare l’insegnante: diplomazia, oltre a una buona dose di pazienza. E comunque sono convinta che, di fronte ad un’insegnante preparata e sicura del ruolo che esercita, anche i genitori più critici devono riconoscere la professionalità”.
Nel 2008 la lettera dei suoi studenti e la chiamata del Ministro Gelmini. Ci racconta brevemente quel momento?
“Ero impressionata, naturalmente. Il Ministro si è dimostrato affabile e interessato alla questione. Mi disse che avrebbe fatto di tutto per accontentare gli alunni e in seguito mi ha concesso una consulenza di 4 ore da svolgere nella mia classe”.
Tra gli aneddoti raccontati nel libro, vi è l'incontro con il Presidente della Repubblica Pertini: come si comportarono i suoi alunni?
“Benissimo, non erano affatto intimiditi, io li avevo preparati. Sono rimasti stupiti nel vedere quanto il Presidente fosse giovane ‘dentro’. Un’alunna gli rivolse più di una domanda e Pertini, di fronte a tanta disinvoltura, affermò che il mondo era ormai in mano alle donne. Fu una battuta molto simpatica”.
L’ultimo suo periodo a scuola è raccontato con un po’ di amarezza, perché sembra che la sua consulenza non sia stato compresa o accettata fino in fondo. Secondo lei quali possono essere i motivi?
“Forse non sono stati in grado di gestire appieno la consulenza, forse non siamo abituati ad apprezzare i meriti di una persona. Cerchiamo tanto la meritocrazia, ma quando c’è la riconosciamo? Non lo so”.
Come è venuta l’idea di scrivere un libro sulla sua esperienza?
“Quando in seguito alla lettera del Ministro ho preso parte a varie trasmissioni televisive, molti mi dicevano: ‘Perché non racconti la tua esperienza in un libro?’. Un giorno ho iniziato e sono andata avanti con molta naturalezza. Una mia cara amica, Paola Mazzolani, mi ha supportato durante la stesura”.
Ora è in pensione, quali sono i suoi programmi futuri? Pensa di continuare a scrivere?
“Ho cominciato a buttar giù qualche riga sul rapporto nonni-nipoti. Frequento diversi corsi, tra cui uno d’inglese che mi impegna molto. Non riesco a stare ferma, sono in pensione ma non mi sento affatto vecchia: ho ancora tante cose da fare!”.
VALERIA GUIDOTTI











