Il Liceo 'Torricelli' per una cultura della solidarietà
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Volontariato e studenti: sono molti i giovani che si adoperano per aiutare chi ha più bisogno attraverso l’istituzione scolastica. Ne è un esempio concreto il Liceo Scientifico ‘Evangelista Torricelli’ di Roma.
“Da due anni il ‘Torricelli’ ha instaurato un rapporto di collaborazione con l’Istituto ‘Don Guanella’ – spiega la professoressa Anna Spiccia – L’iniziativa è rivolta ai ragazzi dei triennio perché vogliamo che ci sia una certa assunzione di responsabilità e la maggiore autonomia possibile per gli spostamenti”.
Di che struttura si tratta?
“E’ un grande centro di accoglienza caritativa situato lungo la via Aurelia, fondato da Don Guanella agli inizi del Novecento. Accoglie disabili psicofisici e con disturbi mentali”.
Parliamo dunque di una forma di volontariato complessa, che richiede una preparazione psicologica. Come avete formato i ragazzi?
“Abbiamo presentato il progetto alle classi, sia io che il prof. Stefano Marchionni abbiamo cercato di approfondire il tema del volontariato. Come insegnante di religione, ho svolto in classe delle unità didattiche sull’accettazione della diversità. Poi c’è stata una prima raccolta di adesioni e una giornata in cui i ragazzi non sono stati messi subito a contatto con i disabili, ma hanno incontrato gli operatori del Don Guanella, che hanno spiegato cosa significhi fare volontariato e quali siano i valori sottesi a questa attività”.
Il progetto è stato accolto positivamente dagli altri docenti e dai genitori?
“Assolutamente sì, a partire dal Dirigente Scolastico, la prof. Ornella Volpicelli. E’ stato appoggiato sia dal Collegio Docenti che dalle famiglie”.
Quanti ragazzi si recano al Don Guanella? Con quale frequenza?
“Il primo anno hanno svolto attività di volontariato 35 ragazzi, il secondo più di 40. Abbiamo avuto due terze impegnate nel progetto, poi due quarte, che hanno quasi interamente aderito e che hanno coinvolto altri compagni. La frequenza è mediamente di un incontro mensile, ma alcuni ragazzi desiderano una maggiore continuità e vanno ogni 15 giorni. Ci rechiamo al Don Guanella il venerdì, partiamo da scuola con i mezzi pubblici, mentre i maggiorenni raggiungono il posto in auto o con la moto”.
In che cosa consiste all’atto pratico l’azione di volontariato?
“I ragazzi organizzano momenti ricreativi con musica all’aperto, accompagnano i disabili a fare delle passeggiate. A Natale hanno addobbato i locali. Un gruppo di studenti ha avviato una frequenza e una partecipazione maggiore anche per conto proprio”.
Gli inizi non saranno stati facili.
“I primi momenti sono stati duri e sono state necessarie delle soste di riflessione per comprendere che cosa sia il disagio, cosa significhi stare con una persona che ha un grande bisogno di affettività. Alcuni disabili hanno un desiderio di contatto e di amicizia che si esprime in gesti come tenersi per mano, in parole che stabiliscono una relazione empatica affettiva. Questo atteggiamento, tenuto da persone che spesso sono disarmoniche nell’aspetto, induce a un disagio che va superato. Viviamo in una società in cui raramente si parla di queste persone, sono realtà che emergono molto poco”.
Questa non è l’unica esperienza di volontariato per il ‘Torricelli’.
“Nel corso degli anni il nostro liceo ha sviluppato vari tipi di volontariato. Una classe si è recata presso una casa di anziani vicina alla scuola, un’esperienza molto positiva. Anche la donazione del sangue attraverso l’Avis riscuote successo. Molti ragazzi aderiscono alle collette alimentari. Sono stati avviati rapporti con la Caritas. Abbiamo inoltre un progetto sul commercio equo e solidale: alcuni ex alunni che fanno parte dell’associazione ‘Mato Grosso’ operante in America Latina, ogni anno fanno opera di sensibilizzazione e raccolgono adesioni tra i ragazzi. Una vera e propria costellazione di progetti attraverso i quali gli studenti prendono coscienza di realtà spesso ‘difficili’, con le quali non si ha a che fare nella vita di tutti i giorni”.











